1. Posso farcela!
Perché diavolo mi fossi trasferita a Forks proprio non lo sapevo, poi mi ricordavo che cambiare vita e andare a vivere insieme alla nonna, mi era sembrata la scelta più giusta. Ora dovevo solo abituarmi a questa cittadina Piovosa.
Nonostante fosse ormai un mese che frequentavo la Forks High School, il fatto che piovesse tutti i giorni non l’avevo ancora ben concepito, però mi ero fatta dei nuovi amici: Julie era simpatica e gentile e soprattutto si faceva gli affari suoi, poi c’era Sarah che era una pettegola nata, ma infondo aveva un cuore grande; Infine c’erano Pierre e Robert, tutti e due carini e disponibili e soprattutto ci avevano provato con me, ma io non mi sentivo ancora pronta dopo quello che avevo passato, cosi avevo fatto capire ad entrambi che per ora ero off-limits.
Anche se fin dal primo giorno di scuola mi aveva colpito un ragazzo, non riuscivo a togliermelo dalla testa. Però c’erano due problemi:
1) Era un Cullen e a quanto avevo potuto capire erano inavvicinabili;
2) Aveva una ragazza, quindi avevo poche speranze;
Quando Julie e Sarah l’hanno saputo non erano per niente sorprese, infondo lui e i suoi quattro fratelli erano tutti di bella presenza e sembravano usciti da un programma di moda. Julie mi aveva consigliato di parlarci e di vedere come andava, dato che le era sembrato che ultimamente le cose tra lui e la sua ragazza non andassero benissimo. Sarah invece mi aveva detto di puntare sull’unico fratello libero, che secondo lei era molto meglio, così avrei avuto meno problemi, ma quell’ Edwin, o Edward, proprio non mi attirava.
Jasper, così si chiamava: avevo estorto facilmente il nome a Sarah, era qualcosa di inspiegabile, sembrava si portasse sempre addosso un fardello.
Tutti i fratelli oltre a essere inspiegabilmente belli, erano pallidi e avevano delle enormi occhiaie: in particolare Jasper, sembrava non dormire da secoli.
C’erano Rosalie e Emmett che a quanto pare anche loro due stavano insieme, poi Jasper e Alice e infine Edward. Erano tutti stati adottati dal dottor Cullen e da sua moglie Esme.
Durante quest’ ultimo mese mi ero informata su di loro e questo era tutto quello che ero riuscita a scoprire. La cosa che mia faceva protendere verso Jasper era la sua tristezza, non riuscivo a capire perché avesse sempre quello sguardo spento e tutte le volte che lo osservavo i suoi occhi viaggiavano lontano.
Nonostante questa forte attrazione, non mi ero ancora attentata a parlargli, infondo mi mettevano una certa soggezione e poi c’era sempre Alice. Sta mattina però mi ero alzata e mi ero detta: “ Basta Maira, o la va o la spacca! Devi almeno parlarci, magari scopri che non è come ti aspettavi, che ti sei immaginata tutto”.
Adesso, così, ero seduta a mensa combattuta sul fatto se andare a parlargli o no. Era l’unico al suo tavolo perché i suoi fratelli erano fuori a fare a palle di neve, come la maggior parte della scuola. Io odiavo la neve e a quanto pare anche lui e altre 20 persone che erano li con noi.
“Ok adesso vado”, mi dissi. Presi il mio vassoio e mi diressi verso di lui.
- Ciao!- dissi – anche a te non piace la neve suppongo?- domandai e intanto pregavo di non
aver fatto un buco nell’acqua.
Alzò il viso e i suoi occhi incrociarono i miei: erano di un ocra scuro, tendente al nero. Al suono della mia voce ebbe un sussulto e allontanò la sedia dal tavolo.
Ancora non mi ero seduta e già si era allontanato da me, quasi emanassi un cattivo odore. “Cominciamo bene”, pensai.
- Ciao – rispose un po’ sorpreso.
“Già! Perché proprio io gli andavo a rivolgere la parola, comunque anche la sua voce era perfetta”. Il suo proseguire del discorso mi fece smettere di fantasticare.
- Già, anche tu non la ami vedo – affermò convinto – sei Maira vero? Quella nuova – cavolo sapeva chi ero, beh chi non lo sapeva. Sapevano tutti del mio arrivo.
- Si esatto – dissi.
- Piacere, io sono Jasper – come se non lo sapessi.
- Allora piacere di conoscerti Jasper – allungai la mano per stringergliela, ma lui non me la pose anzi mi domandò:
- Come mai non sei con i tuoi amici oggi?-
Julie e Sarah, infatti non erano uscite, per loro c’era troppo freddo. Erano sedute al nostro tavolo che, probabilmente, ci osservavano.
- Come mai tu non sei con i tuoi fratelli? – ribattei decisa, ero un fenomeno ad evitare le domande.
- Vedo che non ti piace rispondere alle domande – disse quasi ridendo.
- Non è del tutto vero, comunque posso sedermi? – mi attentai a chiedere.
Con il volto sconvolto dalla sorpresa disse:
- Certo, accomodati pure- e naturalmente si allontanò ancora più da me.
Forse non ero vestita bene. Indossavo una felpa, dei jeans e un paio di converse, mi sembrava di rientrare nella media. Dalla porta-finestra vidi che i suoi fratelli stavano rientrando, feci per alzarmi.
- No dai, non andartene ora. Ti presento i miei fratelli resta – propose felice.
- O…k – balbettai.
Lo sguardo di Alice era furioso. Povera me in che guaio mi ero cacciata.
written by bella_88
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