Il diario di Jasper
IL DIARIO DI JASPER
Le memorie di un vampiro
Capitolo 1
Quando il tuo cuore cessa di battere
e ogni singola goccia di sangue abbandona
il tuo corpo.
Quando il sangue che non hai lo cerchi altrove,percepisci
cuori battere all’unisono e hai voglia di inseguirli fino
a farli tuoi e placare la tua sete morbosa.
Quando il sole sembra essere diventato il tuo
peggior nemico e il tramonto diventa l’alba di
un nuovo giorno.
Quando non riesci a scindere più cosa è giusto o sbagliato e
l’oscurità domina il tuo cuore: è li che ti rendi conto
di essere cambiato,di essere diverso,di non essere più umano.
Io sono Jasper Whitlock Hale e questa è la mia storia.
Vivevo a Houston,in Texas e decisi di arruolarmi nell’esercito
nel 1861.
Mentii dicendo di avere 20 anni quando in realtà non era cosi
e lo feci perchè il desiderio di servire la mia patria era troppo forte.
In realtà avevo quasi 17 anni ma i giovani a quei tempi crescevano
in fretta e a 18 anni si era già uomini adulti.
Secondo mio padre e mia madre ero carismatico e questo mi aiutò a far
carriera cosi che diventai il maggiore più giovane del Texas.
Fui incaricato di evacuare donne e bambini a Galvenston e fù quella notte
che la mia vita cambiò per sempre.
Erano in 3,3 donne dalla bellezza inaudita.
Non ricordo di aver mai visto prima tanta perfezione nel viso e nel corpo.
Avevano la pelle chiara e occhi scuri come la notte e le sue tenebre.
La donna mora iniziò a parlare con le altre due ragazze,lanciandomi
sguardi non appena mi notò.
Il suo sorriso malizioso mi fece rabbrividire.
Per un qualche motivo a me ignoto provai paura per la prima volta.
Ascoltai alcuni passaggi della conversazione non capendo di
cosa stessero parlando ma capii che l’oggetto della discussione ero io.
Non avrei mai immaginato di trovare delle ammiratrici in un luogo del genere
tanto più devastato dalla guerra.
La donna mora si avvicinò a me,mi disse il suo nome,Maria,e chiese il mio.
“Maggiore Jasper Whitlock,signorina” risposi cercando di restare impassibile,
daltronde un maggiore non può mostrarsi indifeso davanti ad una donna,
ma un sentimento misto di paura e desiderio mi pervase lungo la schiena.
Chinò la testa come se stesse per baciarmi ma non lo fece,o meglio,non mi baciò
la bocca ma appoggiò le sue fredde labbra sul mio collo.
Restai immobile ed imbarazzato fino a quando non capii che le leggende
a volte non sono solo leggende e che i mostri delle favole esistono davvero.
Senti una fitta al collo e capii che Maria aveva deciso di saltare i preliminari
e passare al dunque.
Solo allora mi resi conto che non c’era nulla di passionale nel suo sguardo
ma il desiderio che aveva era di altra natura.
Vampiri.
Non pensavo esistessero davvero.
Sono come sirene attirano al tua attenzione e incatenano il tuo sguardo,le tue
orecchie.Dipendi completamente da loro fino a che la tua vita viene prosciugata
lentamente.
Stavo morendo,ogni goccia del mio sangue che sentivo scorrere nella sua gola
voleva dire un attimo in meno da vivere.
Ripensai alla mia breve vita,alla mia famiglia,ai miei sogni e desideri.
Non avrei avuto una carriera,una famiglia,una moglie da amare e dei figli da crescere.
In pochi minuti ero stato privato di tutto.
Ero vuoto,non stava rimaneno più nulla di me e in pochi istanti il mio corpo inerme
sarebbe caduto al suolo.
Era finito tutto,cosa avrebbe detto mio padre?
Non avrei mai voluto deluderlo cosi.
Capitolo secondo
Il silenzio.
Poi le fiamme.
Cosa avevo fatto per meritarmi l’inferno?
Un eternità di dannazione mi aspettava
nei territori del buon lucifero,un eufemismo.
Cosa c’e di buono nell’angelo decaduto che
abita le terre del dolore e delle lacrime?
Un uomo non penserebbe neanche di peccare
se sapesse cosa c’e dopo,io lo potei sentire
sulla mia pelle,senti le fiamme corrodermi la gola
e il cervello implodere nella scatola cranica.
Ero cieco e barcollavo nel vuoto.
Ma non ero morto.
Il dolore era troppo terreno per non essere vivo.
All’inizio non capii,sentivo scorrere qualcosa nelle mie
vene qualcosa che non era sangue ma era come veleno.
Bruciava dentro come acido.
Ogni mio singolo muscolo si contrasse a quella sensazione
di impotenza e terrore.
Rabbrividii.
La mia pelle diventava ghiacciata e iniziai ad urlare.
Urlai come non mai,le lacrime sgorgarono in fretta
sulle mie guance che perdevano colore e la mia pelle
ormai fredda divenne porcellana.
Quelle lacrime diventarono ghiaccio e quando caddero a terra
si frantumarono in mille pezzi cosi come si ruppe ogni legame tra me e l’essere umani,
cosi come il mio cuore si frantumò e si riempì di buio.
Da quel giorno non piansi mai più.
Capitolo terzo
Si può nascere due volte.
La prima volta è un parto felice,c’e amore,c’e speranza
ed una vita dedita alla luce.
La seconda volta nasci come mostro,condannato all’oscurita dei tuoi peccati.
Mi sentivo diverso,forse avrei voluto davvero scendere nell’ade.
Sentivo ogni rumore,ogni batter di ali o di ciglia come
fossero martelli su ferro,sentivo una gran fame:
io che la fame e la sete ero sempre stato abituato
a sopportare.
Durante la “convalescenza” sentivo Maria parlare con
le altre.
A quanto pare ero cosi in forma da essere un vampiro
promettente,allettante come cosa.
Maria aveva i suoi piani.
Eravamo in sei,tutti uomini,tutti con una qualche qualità utile ai suoi piani.
Maria sapeva cogliere le caratteristiche delle persone,sapeva inquadrarti.
Ero più abile e veloce degli altri cosi che decise di mettermi a capo
dell’armata che stava costruendo.
Era fiera di me nonostante dovesse cambiare le reclute con una certa
frequenza visto che ero piuttosto aggressivo.
Ero in grado di uccidere persone a sangue freddo senza rendermene
neanche conto e questo mi faceva godere come non mai.
Sentivo il loro sangue scorrere dentro di me e le loro urla
risuonare nelle mie orecchie.
Non c’era suono più soave del pianto implorante di un uomo.
Non era rimasto nulla di umano in me.
Era come se un estraneo avesse rubato il mio corpo e la mia anima,ammesso
che ne avessi ancora una.
Eravamo sempre di piu fino a quando diventammo una ventna circa.
Iniziammo a collaborare con i neonati,vampiri soldati,assetati di sangue e senza
neanche la parvenza di un animo umano.
Maria dipendeva da me ed io non facevo altro che ubbidire alla mia signora.
La mia vita,o morte che sia,era completamente incatenata ai suoi piedi.
Iniziai a pensare che non si potesse vivere in altro modo.
Il nostro rapporto divenne sempre più dipendente l’uno dall’altro e iniziai
ad essere attratto dal suo corpo cosi come lei dal mio.
Era una notte come un altra,buia e piovosa.
Una tipica ambientazione da film horror anche se questa volta
era molto più che reale.
Venivamo da una caccia piuttosto ricca,decisi di cambiare i miei abiti
cosparsi di sangue rappreso e mi recai nella mia “stanza” improvvisata
pochi km fuori dalla prossima città .
Ormai il sole stava per tramontare e sentivo l’odore della rugiada pervadere
l’aria.
Ad un tratto lei entrò nella mia camera e si avvicinò a me.
Capii che non c’era niente di professionale in lei in quel momento.
Sentivo che mi voleva e io da animale il quale ero diventato
sentivo la stessa cosa che voleva lei,non c’era amore,non c’era nulla
uno stadio animalesco in un cui mai in vita mia ero sceso.
Poggio le sue labbra sulle mie e il resto beh allora lo avrei raccontato
ma ora come ora ho di nuovo il pudore che allora avevo perso.
Fu quella notte che diventai davvero suo,un assassino sotto le coperte,
solo un altra assassina avrebbe potuto accogliermi come lo fece lei.
L’indomani partimmo per la nostra missione.
Capitolo quarto
E’ incredibile quanto l’animo di un uomo possa
piegarsi di fronte alla bramosia di potere.
A volte anche nella mia incoscienza dettata dalla
recente trasformazione mi rendevo conto
di quanto subdolo fosse quello che stavamo facendo
ma era una sorta di eroina che mi scorreva
nelle vene.una droga che mi pervadeva il corpo.
Era come se fossi io nel corpo di un estreneo.
Sentivo le loro vene pulsare e il sangue che scorreva
sul mio viso perfetto di vampiro era come un indovena
di adrenalina pura.
Ero diventato un mostro,uno di quelli che vedi nei film dell’orrore
e solo adesso mi rendo conto del dolore provocato ma
quello che è stato non può essere cancellato e vivrò
sempre portandomi questo ricordo.
A volte mi chiedo cosa sarebbe stata la mia vita se fosse
andata diversamente ma non lo ricordo neanche com’ero,lo
scopro solo adesso che sono cambiato.
Quelle notti buie dove il caos regnava incontrastrato fra le
urla della gente e le lacrime amare dei superstiti.
La sua voglia di potere,il baratro in cui caddi trascinato
da quell’angelo mortifero.
L’avidità del potere,la gioia della conquista,la soddisfazione
del succeso.
Il Texas e il Messico settentrionale sanguinavano e con loro
il mio cuore umano nascosto nel mio profondo.
La lotta per il potere,chi mai avrebbe immaginato cosa ci fosse
oltre la vita e ciò che fanno i non morti nell’oscurità .
Quei bambini trasformati in macchine da guerra,quasi incoscienti
distruggevano la vita e con loro il loro legame terreno si spense.
Quella gente,gente di ogni età trascinati e costretti al peccato più grave
che un essere umano possa compiere.
I 23 vampiri reclutati da Maria caddero uno dopo l’altro
in questa battaglia senza precedenti.
Una guerra che preannunciava i ritorno dei Volturi.
I paladini della giustizia direbbero alcuni che con grande
sorpresa non giunsero a ristabilire l’equilibrio quasi non avessero
la possibilità di farlo neanche loro vista la vastità del fenomeno.
Ciò che accadde fu un ammutinamento.
Nettie e Lucy le due donne che conobbi insieme a Maria il giorno
in cui Jasper Whitlock mori,si rivoltarono contro di noi.
Io combattei al fianco di Maria e vincemmo.
Le battaglie per la conquista delle zone tra vampiri continuarono a
lungo ed io e la mia compagna combattemmo senza sosta.
Per noi era normale trovare nuove reclute e mandarle a morire
in prima fila.
Non importava chi fossero,se avessero una moglie o un figlio da cui
tornare,non importava il colore della pelle e la lingua parlata,per noi
erano solo armi da utilizzare per diventare sempre più forti e
influenti.
Ricordo ancora un episodio davvero sanguinolento.
Me ne vergogno profondamente ma è giusto che io racconti tutto
cosi come mi sono ripromesso di fare in questo mio diario.
Capitolo quinto
Quella sera sentivo scorrere dentro di me
una rabbia incontrollabile.
Se la trasformazione mi aveva davvero cambiato
beh quel giorno la cosa era davvero evidente.
Camminavo per i vicoli bui della città addormentata
in un placido sonno di mezza estate.
Per strada ero solo,nessun essere umano vagava per le vie.
Il miagolio straziante di un gatto mi fece sobbalzare
ma ci misi pochi secondi a ritornare vigile.
Non so per quale momento ero assorto nei miei pensieri.
Ad un certo punto sentii un profumo nell’aria.
Una donna.
Mi avvicinai a lei di soppiatto come solo un gatto o
un ladro particolarmente esperto sa fare.
Sentivo una dolce fragranza nell’aria accarezzare
le mie papille gustative.
Il suo viso era cosi bello e la sua pelle lunare splendeva
sotto le stelle.
Cosi bella e perfetta per non essere un essere paranormale.
Era stata una giornata particolare,iniziavo a capire cosa
avevo fatto negli ultimi mesi e la rabbia mi pervadeva tutto.
Quando vidi quell’angelo giunto per me per chi sa quale motivo
provai qualcosa nel mio cuore,o almeno nello stesso posto
dove per 20 anni avevo avuto un cuore.
Mi avvicinai sempre di più e finsi di urtarla erroneamente.
Chiesi scusa e lei con la sua voce vellutata mi disse che
era tutto apposto.
Decidi di accompagnarla a casa trovando la scusa che era tardi
e che in giro si sarebbero potuti fare brutti incontri,senza considerare
che per sua sfortuna ormai era troppo tardi.
Non volevo farle del male,non lo desideravo eppure una parte di me
desiderava il suo sangue.
Una parte molto grande di me.
Giungemmo nei pressi della sua abitazione e la fissai nei suoi grandi
occhi azzurri.
Mi avvicinai ancora e la strinsi a me,posai la mia bocca sulla pelle e vellutata
e..la baciai.
Portai le labbra sulla sua bocca che sapeva di fragola e toccai i suoi capelli
castani.
All’improvviso il mostro tornò a vivere in me e ritornai Mr Hyde.
La mia bocca scese di nuovo sul bianco collo e questa volta
affondai i mie denti.
Le tolsi tutto ciò che aveva,non mi preoccupai di dargli una seconda vita
nonostante quella creatura mi avesse regalato istanti di umanità .
Fui un insensibile essere assetato ma nonostante questo.per la prima
volta sentii un forte rimorso dentro di me.
Avrei pianto,se solo avessi potuto.
Avevo le convulsioni ma niente bagnava il mio viso.
Questo mi fece stare ancora più male,accentuando ciò che non ero più
e non sarei mai più stato.
Tornai nella mia abitazione provvisoria,quella sera era una serata “libera”
e la trascorsi raggomitolato su uno stupido letto provando ad abbandonarmi
ad un sonno ristoratore e dimenticandomi che dormire e sognare mi erano
stati proibiti insieme all’amore.
Capitolo sesto
Quell’esperenzia mi aveva fatto riflettere
ma non cosi tanto da farmi ritornare qualcosa
di simile ad un essere umano.
Anzi devo dire che dimenticai in fretta,daltronde
un piccolo evento come quello cosa può essere
davanti ad una eternità senza fine?
Il mio cuore era totalmente eclissato da ciò
che ero diventato.
Non avevo più speranza di redenzione e capii
che avevo rinnegato Dio e abbracciato la fede
fatta di patti e anime che Lucifero conserva
nei suoi cassetti.
L’immortalità .
Mi resi conto che sarei vssuto per sempre,una grande
dono si certo ma come sarei vissuto?
Beh in questo modo cosi barbaro e monotono potevo
passare al massimo 4-5 anni ma dopo?
avrei dvuto fare i conti con ciò che avevo seminato
e da sempre si dice che chi semina vento raccoglie
tempesta e che tempesta.
Quel giorno eravamo diretti a Houston.
Non so per quale motivo questa città mi ricordava qualcosa,
non riuscivo a capire cosa ma sentivo che c’era qualcosa
di sbagliato nel recarmi li.
Nonostante ciò era il mio “lavoro” e non potevo non farlo.
Ormai era diventato cosi automatico che sembrava
quasi non avessi la possibilità di scegliere qualcosa di
diverso da ciò che decideva Maria.
Giungemmo in città al crepuscolo e vagammo in cerca dell nostre vittime.
Ad un tratto però la situazioni si venne a complicare e
un esercitò guidato da un vampiro di mezza età giunse in cittÃ
insieme a noi.
Sentivo che eravmo in inferiorità numerica e daltronde era cosi evidente
ma scappare non era nel mio DNA,uhm infelice come battuta!
M’imbattei in una signora sui 50,era come se avessi già visto il suo viso.
Non riuscvo proprio a capirechi fosse e quando mi vidde mi sorpresi
che lei stessa riconobbe me.
Iniziò ad urlare il mio nome con le lacrime che le rigavano il volto ma
non riuscivo a capire cosa stesse accadendo.
Mi avvicinai deciso a capirne di più e magari a saziare il mio appetito
che non mi lasciava un secondo ma quando provai
ad addentare il suo collo riconobbi l’odore.
Ricordai quando avevo 5 anni e mia madre mi portava nel cortile vicino
a casa nostra,ricordo come fsse disposta a giocare con me anche dopo
ore e ore di lavoro.
Ricordo come si preoccupasse ogni volta che cadevo e mi sbucciavo
un ginocchio e capii che non potevo cibarmi di chi mi aveva dat la vita,
la vera vita,quella che ti permette di esserci.
L’abbracciai come non facevo ormai da mesi e mesi e ritrovai quel poco
che ancora c’era di Jasper in me.
Dovevo fare presto,prima che Hyde sconfiggesse Jekyll ma quando mi staccai
dal suo corpo,sapevo che con lei sarebbe andato via il mio cuore.
Feci per correre via ma qualcuno mi colpì alle spalle…
Capitolo settimo
I bianchi denti di vampiro scintillavano sotto la luna,
la bocca semi aperta simulava un ghigno malefico.
Quella che avevo davanti non era la donna che mi aveva
cresciuto e amato.
Mi voltai e viddi mio padre stringere fra le mani la spranga
che mi aveva colpito.
Se avessi potuto piangere lo avrei fatto,senza vergogna,
senza pensare che gli uomi grandi non piangono,gli uomi grandi
devono combattere e sopportare le sofferenze,ma io nonostante
la brutalità delle mie azioni non ero un uomo grande,forse non
ero proprio un uomo,non lo sarei stato mai più,non dopo tutto quello che avevo fatto,
non dopo il sangue che avevo sparso.
Iniziai a capire che c’era qualcosa di sbagliato in ciò che ero
e che quello che facevo non era esattamente quello che volevo essere.
Mi trovai impietrito davanti ai miei genitori scagliatisi contro di me
senza ricordare chi ero e tutto l’amore che mi avevano donato.
Mi senti cosi male che pensai che anche il vero Jasper si era trovato di fronte
me e anche lui come loro era perito per mano mia.
All’inizio non seppi come comportarmi ma poi capii ciò che avrei dovuto
fare e fu li che ebbi la sensazione di aver gli occhi gonfi di lacrime.
Li uccidetti,ma non come uccisi tutte quelle persone,lo feci delicatamente
come se non gli stessi infliggendo la morte eterna ma come se
li stessi portando verso la redenzione.
Cosi come vorrei che avessero fatto con me,in qualche modo era
come se stessi uccidendo me stesso perchè con loro se ne andò uan parte
di me molto importante.
Loro erano stato tutto per me.
Una volta morti non avrebbero potuto commettere crimini perchè
era evidente che erano dei neonati e che non avevano ancora ucciso.
RIngraziai il cielo che almeno le loro anime forse avrebbero trovato la
pace che io non pensavo di non poter mai più avere.
Subito mi misi alla ricerca del loro maestro,colui che li aveva strappati alla vita
e non appena lo trovai,il mio viso fu l’ultimo che vidde e con lui tutti i suoi fedeli.
Mi promisi di non uccidere mai più,o almeno avrei voluto non farlo,ma quella
sera capii che qualcosa in me finalmente stava cambiando e che il vecchio
ragazzo nobile e dai sani principi stava avendo la meglio sul mostro.
Capitolo ottavo
Arrivi ad un certo punto in cui se sei diverso
prima o poi riesci a cambiare e a modellare la tua anima.
Non importa quanto hai ucciso,fatto del male,c’e
chi riesce a riemergere,non so come e quanto davvero
si ritorna se stessi ma la sensazione di ritrovare se stessi
è la piu grande gioia che si possa provare.
Io stavo cambiando lo sentivo nelle vene,lo sentivo
nella testa,lo sentii nel cuore.
Io iniziai a cambiare davvero quando conobbi Peter.
Peter era un neonato e aveva ottenuto il compito di fare
da babysitter agli altri neonati.
Peter era diverso,era civile,non provava piacere nel combattere.
C’era da essere fieri di lui ed io lo ero,era un bravo combattente
e aveva conservato comunque una parte di se.
Forse era anche
migliore di me,non forse,sicuramente.
Peter mi piaceva.
CI furono situazioni in cui dovemmo eliminare molti neonati
diventati ingestibili.Peter era sempre vicino a me.
Una volta provò a convincermi a non proseguire nel lavoro ma
sapevo bene di non poter tradire Maria.
Quando chiamai la prossima neonata lui si tradi ed ordinò a Charlotte
di fuggir via.
Sapevo che era sbagliato,che non avrei dovuto lasciar che accadesse
ma lo feci,li lasciai fuggire e Maria se la prese molto con me.
Sentivo di non volerlo distruggere,sentivo di non volergli fare del male.
In qualche modo provavo un certo affetto nei suoi confronti e fui felice
di venirne a conoscenza.
Ciqnue anni piu tardi Peter tornò di nascosto a cercarmi.
In quei giorni Maria era molto preoccupata per come stessi cambiando,non ero
piu lo stesso e il mio stato d’animo peggiorava sempre di più.
Peter e Charlotte di parlarono di cose meravigliose,di come erano cambiati,cose
inimmaginabili per un vampiro.
Le loro alternative erano allettanti e decisi di andarmene prima di esser costretto
ad uccidere Maria che nel frattempo provava delle strane sensazioni,le stesse
che avevano dentro Nettie e Lucy prima di tradirci.
Fui sollevato,non ci avei pensato due volte ad ucciderla ma era stata pur sempre
la mia compagna per anni.
Il nostro legame nonostante tutto non era un legame forte perchè dettato
dalla guerra,dal sangue e dalla distruzione e quei legami che nascono cosi
non sono forti,tendono a sbriciolarsi in pochi istanti e a me bastarono due
vampiri più umani che mostri a convircermi che ciò che stavo facendo era sbagliato
e che in realtà un alternativa c’era,che noi vampiri non dobbiamo per forza uccidere,
possiamo essere diversi se lo vogliamo,basta crederci e tutto è possibile,o quasi.
Fu cosi che iniziò un nuovo capitolo della mia vita.
Seconda parte
Capitolo nono
Passarono i giorni e la mia nuova vita sembrava avermi cambiato.
Ero pur sempre un vampiro ma non uccidevo per il gusto di farlo,
non uccidevo per piacere ne per vendetta.
Se lo facevo era un istinto primordiale e se anche questo può sembrarvi
atroce beh per me era pur sempre un passo in avanti.
Sentivo che stavo cambiando,che potevo diventare qualcosa di meno
crudele e senza cuore,un mostro certo ma con dei sani principi,o qualcosa
di simile,si ok nessuno di questi due.
L’eternità ,questa sarà èer voi considerata una tautologia,ma l’eternità è eterna
ed il tempo per cambiare c’è
quindi perchè non sperare?
E’ quello che feci,nonostante le mie debolezze mi portassero fuori strada.
Ogni volta che oro convinto di potercela fare era per me una delusione.
L’odore del sangue,il gusto di esso sulle mie papille gustative,il suo odore,
era qualcosa di sublime e subdolo.
Non uccidevo per uccidere,lo facevo per sopravvivere.
Per alcuni mesi riuscivo a cibarmi solo di sangue animale poi arrivavo al 31esimo
giorno in cui la sola presenza di un essere umano mi mandava su di giri.
Seducevo le mie vittime,le costringevo a seguirmi e il mio bell’aspetto mi aiutava
molto in questo.
La fame mi trasformava completamente,mi rendeva il peggior cacciatore del mondo
ed io ero quasi incosciente,a stenti ricordavo cosa avessi fatto e il giorno dopo
della povera vittima sgozzata rimaneva solo il sapore del sangue sul palato.
Non ero perfetto,ne sono consapevole,ma era sicuramente un passo in avanti
quello che avevo compiuto.
Avevo bisogno di qualcuno che mi desse fiducia,qualcuno che mi appoggiasse.
Peter aveva Charlotte ed entrambi sbagliavano come me nonostante si facessero
forza a vicenda.
Io sentivo di essere più forte di loro ma delle volte da soli non si può vincere
le proprie paure,le proprie sfide personali,non si puo far tutto da soli.
Ti rendi conto,che non si può vivere.
Provavo una sorta di invidia verso i miei due amici,nonostante sbagliassero
avevano qualcosa di importante:l’amore,qualcosa che di cui certo non conoscevo
il significato ma intuivo che ne avevo bisogno,perchè,
nonostante di donne ne avessi conosciute,mai nessuno mi fece battere il cuore.
Era solo sesso per me e cibo,no!, più che puro sollazzo per me era solo fottutissimo cibo.
Le mie notti le passavo disteso sui campi inglesi dove studiavo la filosofia dei grandi pensatori
del nostro secolo.
Ho sempre amato la filosofia,la musica e l’arte in generale,è un modo per evadere dal proprio mondo
ed entrare nella testa di qualcun altro.
C’ è un non so che di mistico e fantastico in tutto ciò e per me era un modo per non pensare alla fame
Passai diversi anni in Inghilterra ormai allontanatomi da Peter e Charlotte dicendo che era più salutare
per me cambiare aria e provare a ricominciare.
Viaggiai anche altrove finchè un giorno decisi di partire per l’Italia.
Durante i miei studi autodidattici scoprii diverse opere italiane che mi colpirono molto e decisi di
vedere da vicino i luoghi che le avevano ispirate.
Primo fra tutti Dante Alighieri ma anche Petrarca e Boccaccio.
Cosi iniziò la mia avventura in Italia,ed il termine avventura non fu mai cosi appropriato.
Destinazione: toscana!
Capitolo decimo
Mi ricordo ancora quei colori caldi
quei profumi dolci e delicati della campagna toscana.
Correvo nei prati finalmente libero,o quasi,da ciò che ero.
Riuscivo a trattenermi il più possibile e ad uccidere solo
per necessità .
Optai per persone ormai in fin di vita,gente che non lasciava
familiari o una vita felice.
Iniziai a scegliere meglio le mie vittime,le seguivo,mi informavo su di
loro e solo quando ero certo di chi fossero,le attaccavo,cercando
di far presto e di non farle soffrire piu del dovuto.
Avevo provato con il sangue animale ma l’effetto non era lo stesso
e mi ritrovavo ad attaccare il doppio delle persone che avrei
dovuto attaccare.
Per alcune settimane provai a rubare del sangue dagli ospedali
ma quando notai che quel sangue potesse servire a salvare
giovani e bambini decisi di smettere.
Sinceramente mi sentivo perso,non sapevo cosa fare,era una situazione
difficile e sentivo di non potercela fare.
Era Maggio quando giunsi in una piccola cittadina di nome Volterra.
Era un posto molto accogliente e nei miei giorni di permanenza non avevo
mai sentito di attacchi alla popolazione da parte di noi vampiri.
Tutto ciò mi fece insospettire ma alla fine pensai che non fosse di niente
di strano,solo una bassa concentrazione di mostri.
E’ qui che mi sbagliavo.
Mi piaceva studiare e quella terra era un pozzo di conoscenza.
Mi ritrovavo ogni crepuscolo disteso nei prati toscani a leggere i miei libri
e un giorno iniziai a sfogliare le pagine di un libro che avevo acquistato
appena giunto in città .
Il libro raccontava di alcune storieleggende,miti e altro,legato alla storia della città .
All’inizio non capii davvero cosa avessi sotto gli occhi poi nei giorni a venire
mi resi conto davvero di ciò che mi ero lasciato sfuggire.
Avevo imparato a nutrirmi solo due volte al mese per ridurre le vittime,soffrivo
ma era la giusta pena da pagare.
Era il 15 Maggio e finalmente avevo trovato la mia vittima.
Era un uomo solo che aveva deciso di farla finire e lo so per certo
visto che mai avevo sentito quei sentimenti in un uomo.
Aspettai che compiesse il gesto,per evitare di ucciderlo io stesso.
Il sangue era ancora fresco e sarebbe stato perfetto.
Affondai i miei denti nella pelle che lentamente diventava fredda e succhiai via
ogni singola goccia di sangue che il malcapitato aveva in corpo.
All’improvviso viddi un ombra nera nascondersi dietro gli archi nel centro della piazza.
Feci per avvicinarmi alla fontana che spiccava nel mezzo e mi viddi accerchiare
da un gruppo di persone con i cappucci neri.
Capii che le leggende delle volte nascondono qualcosa di vero e io nelle condizioni
in cui ero sarei dovuto essere il primo a saperlo.
Capitolo undicesimo
Non cercai di fuggire,era inutile.
Con il tempo avevo scoperto di avere
dei poteri paranormali,decenni fa mi sarei
vergognato a dire certe cose, “ho i poteri magici”
che sciocco uno che dice certe cavolate,eppure
noi vampiri abbiamo qualcosa di molto simile.
Le chiamiamo abilità speciali e io..beh io posso sentire
le emozioni della gente.
Le emozioni di quelle persone erano molto particolari.
Sentivo la paura,dopo ormai molti anni,correre dentro di me
e avevo dimenticato quanto fosse frustrante provare questo
sentimento che ti pervade.
Lo senti nello stomaco,lo senti correre sotto le vene,lo senti
in gola e nella pancia,lo senti in bocca e nelle gambe.
Ti possiede completamente.
Cosi mi sentivo io e quando mi afferrarono per le braccia
non opposi resistenza,sapevo che era tutto inutile.
Sapevo che loro erano le guardie della casata dei Volturi.
I signori protettori della città di Volterra,la casata reale di noi
vampiri portatori di giustizia per la nostra stirpe ma
anche la più grande minaccia.
Attraversammo la città a passo veloce fino a quando giungemmo
in una grande piazza.
La luna illuminava l’acqua nella fontana che risaltava al centro.
Vlsi lo sguardo verso il grande campanile antico e velocemente
arrivammo a varcare la grande porta sottostante.
I vicoli erano bui e se fossi stato ancora umano avrei detto
che mancava l’aria,in un certo senso lo avvertivo anche
da vampiro.
Una bambina mi fece segno di inginocchiarmi,non capivo chi fosse
e perchè mostrassero tanto rispetto nei suoi confronti.
non ubidii subito,mi sembrava pericoloso e non o faci,cosi
qualcosa mi spinse a terra,un dolore mostruoso pervase il mio
corpo,non capii subito chi mi stesse aggredendo,forse
perche nessuno lo stava facendo,era qualcosa che andava
oltre la semplice aggressione fisica a cui ero abituato.
Era lei,la piccola ragazzina dai capelli color oro.
Mi sollevarono e mi trasportarono altrove,poi ancora
stordito,riebbi la vista e mi ritrovai in un atrio molto oscuro.
Sentivo che qualcosa di brutto sarebbe accaduto.
Capitolo dodicesimo
All’improvviso il niente.
Quando sei abituato per decenni
a non dormire più,a non sentire nulla,
a non piangere,non urlare,non provare nulla
il niente è ancora più atroce da sopportare.
Il buio totale.
Non stavo bene ma non soffrivo più.
Nn provavo dolore,non provavo paura,non provavo niente
di niente.
Qualcosa mi aveva colpito ancora,non capivo chi,
non capivo perchè,forse solo sadismo e niente più.
Poi la luce.
Tre uomini si avvicinarono a me e quello al centro fece per
toccarmi il viso.
Non opposi resistenza.
Aveva un viso dai lineamenti perfetti,la pelle liscia e bianchissima,
i capelli neri ricadevano sulle spalle mentre con la mano gelida
si avvicinava al mio volto.
Il suo tocco fu come una doccia d’acqua fredda e fui
travolto da un brivido,un brivido che non aveva niente
a che fare con le sue fredde mani.
Il sangue non scorreva più da anni nelle sue vene e
incuteva su di me un misto di paura e riverenza.
Sentivo che non gli potevo disubbidire e in qualche modo
non volevo farlo neanche lontanamente.
I suoi occhi erano rossi come il sangue,come rossi rubini
incastonati in una statua marmorea.
“Benvenuto” mi disse.
Io feci per inchinarmi,non so neanche io perchè quella fu la mia reazione
mi sentivo stupido ma anche prudente e riverente.
Mi chiamò per nome senza che io o qualcun altro lo avesse informato
su di me,su chi fossi e da dove venissi.
Era come se sapesse tutto di me,come se quel tocco avesse rivelato
a lui il mio intero mondo.
Qualche anno dopo avei scoperto perchè avevo avuto quella sensazione.
Mi presentò la sua corte e i suoi due fratelli,cosi li definì, Caius e Marcus.
Viddi un quadro nella loro reggia dove erano ritratti i 3 uomini e insieme
a loro un quarto uomo,un giovane biondo dagli occhi giallo ocra,una raritÃ
per noi vampiri sempre assetati di sangue.
Non capii chi fosse ma capii subito che non faceva parte della famiglia.
Troppo diverso.
La mia attenzione tornò subito al mio nuovo “amico”.
Continuava a fissarmi quasi volesse mangiarmi,se non fosse che qualcuno avesse
già mangiato me qualche anno addietro.
Era curioso e in un certo senso vedevo nei suoi occhi una scintilla.
Disse che aveva piani per me,che avrei occupato un posto di riguardo nelle
sue milizie e che ero un ottimo soldato.
Dimitri e Felix, due delel guardie che mi avevano scortato all’interno del palazzo
sembravano entusiasti del posto che mi era stato offerto.
Avevo studiato i vampiri di Volterra e mi aspettavo a questo punto una punizione
ma questa punizione si era rivelata un premio.
Non capivo perchè mi volessero con loro ma capii che potevo avere una famiglia
e forse questa gente non era poi cosi malvagia come i vampiri a cui ero stato
abituato io.
Credevo questo ma poi dovetti ricredermi.
capitolo tredicesimo
La mia vita cambiò per l’ennesima volta.
Oramai avevo perso ogni interesse
e in un certo senso non mi importava
nulla di cosa mi sarebbe accaduto.
Nulla aveva più senso ormai da anni e tanto meno
ora.
Se potevo avere un posto in cui vivere e aiutare
le guardie dei Volturi a mantenere l’ordine
potevo accettarne ogni compromesso
qualsiasi fosse il prezzo da pagare.
In fondo non avevo nulla da perdere e nulla
da guadagnare..cosa sarebbe cambiato?
Mi ero dimostrato fin da subito un buon combattente
e con il mio dono,se cosi possiamo definirlo,ero
molto utile a capire le situazioni e regolare le nostre
azione in base all’emozione del nemico.
Non capitava spesso di entrare in azione,era una vita tranquilla,
dovevo solo proteggere Volterra niente di più.
Quelle volte che ci spingevamo più lontano erano quasi
gradite visto che rompevano la monotonia della quotidianità .
La loro dieta era particolare,non uccidevano a vista
ma il loro modo di procurarsi il cibo era alquanto bizarro.
Non uccidevano gli abitanti della loro città ma ignari
cittadini stranieri che si recavano a Volterra per visitarla.
Erano gruppi interi a sparire e nonostante la mia bramosia
riuscivo a controllarmi,ne mangiavo due massimo tre,nonostante
sentissi che il modo in cui venivano cacciati fosse da vigliacchi.
La fame però è una brutta bestia e non potevo esimermi dal
placarla.
Non dico che i miei rimorsi fossero enormi ma un vampiro
che grazie a non so quale sortilegio riesce a cogliere certe
cose,ogni tanto ci pensa a come si procura il cibo e all’etica.
Fatto sta che ero come loro,ero migliorato rispetto agli anni
passati con Maria ma ora che la mia vita è cambiata radicalmente
mi rendo conto di che abominio fossi.
Aro era molto contento di me,ero amato e rispettato da tutti,in
particolare da Demetri e Felix che fin da subito avevano provato
una certa ammirazione e sottomissione.
Poi un giorno mi svegliai dal torpore che per anni mi aveva attanagliato.
Un giorno di Maggio giunsero nei sotterranei due scolaresche.
Erano dei bambini francesi che erano stati guidati nei meandri di Volterra
per essere divorati.
Questo mi scosse fortemente.
Non pensavo sarebbero arrivati a tanto,capivo che in quel periodo
gente adulta non ne stesse giungendo ma dissanguare bambini dai 10 ai 15 anni
era davvero troppo.
In un qualche angolo del mio corpo era rimasto un cuore e fu quel giorno
che mi schierai contro i miei compagni.
Capitolo quattordicesimo
Ora a questo punto vi aspetterete uno scontro memorabile con i Volturi e invece no.
Non so perché i Volturi non amino combattere con i loro simili. Mi potevano uccidere facilmente,
erano di più di me e molto di loro possedevano facoltà mentali e fisiche più potenti delle mie.
Nulla non fecero nulla ed io me ne andai senza provocarli perché sapevo che non avrebbe
Avuto senso,sarei morto e questo poteva essere qualcosa di molto inconveniente.
Parti e mi lascia nuovamente tutto alle spalle,d’altronde è quello che ormai facevo da anni e anni
e ricominciare ancora questa volta non mi spaventava.
Decisi di partire per Filadelfia,non so proprio perché scelsi questa città ,era come se qualcosa
mi attraesse ad essa,non so spiegarlo.
Avevo trovato un appartamento carino in centro e lo avevo arredato con cura cercando di
investire il mio tempo in qualcosa. Avevo trovato un lavoro che mi appagava visto che potevo
coltivare le mie passioni.
Lavoravo come insegnante di filosofia e lettere,o meglio come supplente, in un istituto superiore e voi
vi chiederete come facevo ad uscire di casa di giorno e non sbrilluccicare al sole. Elementare Watson!
Uscivo molto presto,i raggi del sole ancora erano flebili e portavo sempre occhiali da sole e cappello.
Ero il professore di filosofia più giovane dello stato e questo mi faceva sorridere perché in realtÃ
non ero cosi tanto giovane.
Quando passavo nei corridoi sentivo bisbigliare le mie alunne e percepivo chiaramente l’imbarazzo e
l’eccitazione di molte nel vedermi.
Sarei arrossito probabilmente se avessi potuto e chinando il capo verso il basso proseguivo senza
farmi cogliere impreparato dalla mia voracità di vampiro.
Qualche mese più tardi la mia vita cambiò totalmente.
Quel giorno non c’era lezione e pioveva a dirotto,era in arrivo una tormenta e sentivo la fame corrodermi
dentro.
Era giorno e ancora mi chiedo cosa mi avesse spinto ad uscire di giorno quando poi non avevo nulla
da sbrigare.
E’ come se lei mi avesse chiamato a se,una specie di magnete,un mostriciattolo magnetico.
Non appena entrai scese dallo sgabello e mi venne incontro quasi mi conoscesse da una vita.
Mi aspettava.
Aspettava me,perché?
Confuso e stordito dal suo gesto mi avvicinai anche io.
Mi attraeva.
E no come di solito mi attraevano le mie vittime,lei era come me.
Mi attraeva,ma non sessualmente,psichicamente,quasi fosse una parte di me separata e ricongiunta
nel momento in cui i nostri occhi si incontrarono.
Lei mi sorrise e nel farlo mi disse che l’avevo fatta aspettare parecchio.
Fissai i suoi grandi occhi dorati da cerbiatto e i corti capelli corvini che le circondavano un viso minuto e perfetto.
Volevo sfiorarle una guancia ma totalmente paralizzato mi limitai a fare le mie scuse per aver tardato.
Aveva un vestito celeste con piccoli fiorellini bianchi sulla gonna. Un fiocco legava la parte superiore sul retro.
Era un vestitino molto corto e portava un paio di pantaloncini sottili a coprire le sue bianche e longilinee gambe.
Ai piedi aveva delle scarpette celesti anch’esse,credo che i mortali le chiamino ballerine?E poi…
Sei un deficiente pensi. Non sai nemmeno perché ti stia cercando e te abbocchi come un pesce lesso.
Una bella ragazza,bei vestiti,occhi da vampira…basta poco a farti rimbecillire.
Invece no,era diverso.Sentivo che era piccola e fragile,sentivo che non era un mostro come me.
Volevo proteggerla,volevo che fosse mia.
Il piccolo Jasper nel mio cervello,quello prudente era stato calpestato dal desiderio di amare veramente,
un desiderio che avevo da sempre e che era morto con me.
Senti nascere dentro di me un sentimento che non avevo mai provato cosi forte in me,un sentimento che non
era mai stato cosi puro finchè lei non mi strinse le mani e mi disse di essere sollevata perché temeva che
non arrivassi più.
Da quel giorno compresi qualcosa che avevo intuito e non avevo mai avuto la possibilità di provare.
L’amore vero esiste,esiste un modo diverso per vivere,non bisogna essere mostri.
Si può essere diversi e sopportare in silenzio.
Per amore si può cambiare,sentii finalmente che la mia vita poteva avere un senso.
Da quel giorno sentii crescere in me la speranza in una nuova esistenza.
Potevo essere normale.
Potevo non uccidere più.
Capitolo quindicesimo
Alice era fuori di testa.
Alice molto probabilmente sarà per tutta la sua lunghissima vita,una ragazza fuori da comune.
La sua gioia,il suo amore e il suo essere frizzante iniziò a tirar fuori di me sensazioni ed emozioni mai provate prima.
Da umano non ebbi il tempo per fare esperienze di quel tipo…recuperai poi da vampiro.
Non nego un certo imbarazzo nel confessare queste cose ma,caro diario,non sto perdendo tempo dietro di te per raccontare quello che sono e quello che ho vissuto?
Stavo dicendo che la mia esperienza in quel campo è piuttosto sconosciuta,non che non sia stato mai con una donna,ma non ci sono stato provando un certo tipo di emozioni.
Alice era un vampiro,ma io la sentivo fragile sotto le mie mani.
Inizialmente avevo quasi paura ad esternare i miei sentimenti ma lei no.
Era come se fossimo sposati da anni e non mostrava imbarazzo nei mie confronti.
Ricordo ancora il nostro primo bacio. Nonostante fossimo cosi affiatati,non lo sperimentammo subito.
Era come se quella parte del vivere insieme come coppia fosse una cosa secondaria al voler stare semplicemente insieme.
Amare.
Un sentimento strano e diverso per un cavernicolo come me. Ritornando al nostro primo bacio,ricordo davvero tutto.
Come se la mia vita fosse stata cosi breve da ricordarne ogni singolo particolare.
Era una sera di Febbraio,i mortali avevano freddo,noi no.
Non era la nostra natura a farci essere insensibili al gelo e alla neve ma era il tepore donatoci dalla nostra continua vicinanza.
Stavamo venendo qui a Forks in cerca di una famiglia in cui aveva vissuto Alice qualche tempo dopo essere stata trasformata in vampiro.
La storia di Alice è molto travagliata,solo recentemente è venuta a conoscenza di molte cose che aveva dimenticato con la trasformazione,
ma di questo parlerò un’altra volta.
E’ incredibile come stia cercando di non parlare di ciò che volevo parlare all’inizio di questa pagina di diario.
Stavamo cercando la famiglia Cullen,il cui capostipite,Carlisle,si era preso curata di Alice sin dal primo giorno in cui si incontrarono.
Eravamo un po’ spaventati dalla reazione che avrei potuto avere insieme a loro,dalla reazione che avrebbero potuto avere loro nei miei confronti.
Avevo paura di non riuscirmi ad ambientare e di essere considerato un mostro.
Accettai solo per Alice,per renderla felice e stare con lei per sempre.
Quella sera stavamo facendo una sosta in un paesino lungo la strada.
Era incredibile come riuscivo a non assalire i passanti quando ero vicino a lei.
Sapevo che quella famiglia non beveva sangue umano,sapevo che Alice non lo faceva ormai ma un po’ e sapevo infine che anche io potevo
trovare la forza per non fare del male alle persone.
Nonostante tutto questo mi bloccai lungo la strada e Alice si voltò a guardarmi.
Sembravo come perso nei miei pensieri,o forse nelle sensazioni altrui ma Alice che non era nella mia mente riuscì comunque a capire cosa
stavo provando.
Si avvicinò a me e mi prese per mano portandomi nel parco cittadino. Ci sedemmo su una panchina e mi abbracciò forte.
Mi disse che non dovevo avere paura,che tutto sarebbe cambiato e mi strinse ancora più forte.
Sfiorai la sua guancia con le mie dita gelide ma lei non fremette per il freddo.
I suoi grandi occhi dorati erano fissi nei miei,incredibilmente avorio piuttosto che rosso sangue.
Avvicinai la bocca alla sua sua. Non sentendo il suo fiato accarezzare la mia faccia,chinai il capo sulla sua spalla e la strinsi a me,provando
dolore. Quella ragazza magnifica era morta.
Era morta eppure sembrava più viva di tutti gli esseri umani sulla faccia della terra.
Alice poteva far rinascere anche me.
Presi il suo viso tra le mani e la baciai.
Lei spostò il capo da birichina la quale era e poi sorrise.
Vi giuro,le mie gambe avrebbe tremato se fossi stato umano.
Si avvicinò e mi baciò come mai nessun altra fece.
Era un bacio dolce e appassionato allo stesso modo.
Eravamo soli e le mie mani nonostante questo accarezzavano i suoi morbidi capelli corvini.
Non provai a toccarla o a spogliarla e lei non lo fece con me.
Restammo abbracciati forse per ore,sperando in un futuro felice insieme.
written by Chiara Cullen



